Ecco una versione estesa dell’articolo pubblicato su ilVostro.it (che potete leggere qui).
Il caso Green Hill è balzato agli onori della cronaca dopo lo scorso 28 aprile, data in cui un gruppo di animalisti ha fatto irruzione all’interno dell’allevamento, in cui venivano cresciuti beagle destinati alla sperimentazione animale. La sortita ha condotto alla liberazione simbolica di alcuni dei cani e all’arresto di qualche attivista. A distanza di circa tre mesi, il 18 luglio, la struttura di Montichiari è stata messa sotto sequestro dalla polizia giudiziaria per maltrattamenti. I 2700 cani sono stati temporaneamente affidati a Legambiente e Lav, in attesa del processo e di essere successivamente adottati dalle migliaia di famiglie che ne hanno già fatto richiesta. Indubbiamente, essendo state accertate delle irregolarità nella gestione della struttura, è stato giusto e doveroso da parte della magistratura chiudere Green Hill ma, come in pochissimi hanno sottolineato, questa non può essere assolutamente considerata una vittoria della causa animalista, anzi è lecito affermare l’esatto contrario. Andiamo a scoprire perché. Leggi il resto dell’articolo











