BRONSON, il nuovo Arancia Meccanica


Paragone ardito, ma tutti coloro che hanno amato il celeberrimo Arancia Meccanica (1971, Kubrick), vedendo questo film, avranno la sensazione di uno strano dejavù. Con le dovute, ovvie differenze di fama e grandezza, un film che rivela il talento di un giovane regista danese istintivo e ispirato, Nicolas Winding Refn: premio come Miglior Regia al Festival di Cannes 2011 con Drive e che indubbiamente farà ancora parlare di sè.

TRAMA: Biopic su uno dei più famosi criminali inglesi, Michael Gordon Peterson, in arte Charles Bronson, interpretato da Tom Hardy. Da giovane teppistello di quartiere, rapinerà un ufficio postale, venendo condannato a sette anni di carcere. Ossessionato dall’idea di diventare famoso, farà della violenza la sua arte, attaccando altri detenuti e secondini con studiata premeditazione, fino ad ottenere prolungamenti di pena che lo costringono in carcere ancora oggi. Trentaquattro anni passati dietro le sbarre, di cui trenta in regime di isolamento. Scrittore di ben tredici libri in dieci anni, artista e autore di numerosi quadri e disegni esposti al London Underground. Personaggio quantomeno eccentrico insomma.

PERCHÉ VEDERLO: Per assistere a un’ora e mezza di intensità assoluta, violenza e arte. Un Winding Refn coerente e citazionista fa sorridere e sbigottisce il pubblico per la coerenza della sua rappresentazione. Botte da orbi e un refolo di follia serpeggia per tutto il film. Adatto a (quasi) tutti, escludendo ovviamente i bambini e coloro che non sopportano la violenza sul grande schermo.

GIUDIZIO CRITICO: Bronson è un film elettrizzante, potente da molti punti di vista, che difficilmente si fa dimenticare da chi lo guarda.
Winding Refn ha girato una pellicola insolita, in cui l’elemento del carcere è centrale e onnipresente, ma manca completamente l’aspetto dell’evasione, come sarebbe normale aspettarsi. Non una volta abbiamo la sensazione che il folle (in realtà dichiarato sano di mente dagli psichiatri) protagonista voglia abbandonare quel mondo che è, tra le altre cose, il suo personale palcoscenico. Leggi il resto dell’articolo

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