In quanti avevano creduto a un’Italia senza Berlusconi? E in quanti ci avevano sperato? Beh sembra che, almeno per i prossimi trent’anni, le vostre preghiere non verranno esaudite. L’ex premier sta agendo nell’ombra da mesi, ma ultimamente le sue mosse sono tornate a strisciare in superficie e la campagna elettorale è ricominciata con un vigore inaspettato.
Dopo aver usato Angelino Alfano come parafulmine ed essere sparito dai radar dei media mentre la nave Italia stava affondando, è ripartito alla carica con i soliti mantra di sempre. Nell’ultima uscita pubblica ha tentato di abbracciare Renzi - uno degli uomini di sinistra più a destra che si ricordino – che, secondo il Cavaliere, «sposa in pieno gli ideali del Pdl». La risposta del giovane rottamatore del Pd non si è fatta attendere: «Berlusconi sarà il primo a essere rottamato».
Ma il meglio è venuto dopo quando, completamente ignaro degli avvenimenti politico-economici degli ultimi mesi, ha ricominciato a vaneggiare: «Aboliremo l’Imu!». Sempre durante l’intervista con Sallusti, sulla crociera organizzata da Il Giornale, ha ricordato poi come il «fattore psicologico sia fondamentale per uscire dalla crisi», riscoprendosi antieuropeista (ne avevo già parlato qui) e contro il fiscal compact, che il suo partito ha recentemente approvato – a sua insaputa evidentemente.
Ma non sono state le uniche mosse del caimano di Arcore. Le migliori e più raffinate sono state altre due: la prima è l’ormai sedato (forse) polverone sulle intercettazioni di Napolitano e il conflitto di attribuzione sollevato dal Presidente della Repubblica. Intercettazioni “uscite” – in realtà l’articolo era una ricostruzione basata sul ‘si dice che si dice che si dice’, quindi nulla (come potete verificare qui) – su Panorama, giornale di proprietà di… Marina Berlusconi. Strane coincidenze insomma. Il tutto ha sollevato un vespaio ovviamente, con attacchi ai giudici di Palermo arrivati da tutte le parti – Bersani non si è fatto mancare l’occasione di difendere Napolitano, senza capire cosa stesse succedendo in realtà, come gli capita la maggior parte delle volte.
La seconda, meno raffinata e più incisiva, è il tentativo di acquisire La7, isola felice dell’informazione e ciambella di salvataggio per tutti i detronizzati da Rai e Mediaset, con un cervello e qualcosa di scomodo da dire. L’offerta di acquisizione (non vincolante) sarà presentata il 24 settembre, ultimo giorno utile per partecipare all’asta indetta da Telecom Italia Media. Per evitare le eventuali sanzioni dell’Antitrust – considerata la già evidente ‘anomalia Berlusconi’ nel panorama dell’informazione italiana – l’unica soluzione sarebbe quella di smantellare l’emittente di Mentana, Formigli, Dandini e… Santoro. Non si capisce se l’accanimento sia contro il conduttore di Servizio Pubblico o contro chiunque parli fuori dal coro. Evidentemente, la seconda.
Tirando le somme, niente di nuovo sotto il sole se non la solita vecchia puzza di truffa. Ecco perchè the show must (not) go on. È arrivato il momento di staccare la spina una volta per tutte ma, si sa, l’Italia ha la memoria corta. Speriamo che gli italiani si ricordino di questi vent’anni di preistorica ignoranza e che la fine, per una volta, non sia nota.










se Berlusconi acquista La7 giuro che mi trasferisco in un’altra nazione!! L’unico telegiornale che riesco a guardare è quello di Mentana, non posso pensare che anche una rete libera come quella di La7 possa finire in mano a Berlusconi, la manipolerebbe in due secondi. Che vergogna
Mentana ha già detto che si dimetterà nel caso…
si si ho visto la dichiarazione di ieri sera, e penso che purtroppo non sarà l’unico! che tristezza infinita per questo paese
Speriamo che non succeda…..
Comico se non fosse una tragedia…
Se ci si dovesse fidare del buonsenso e della memoria degli italiani, saremmo spacciati.
Fortunatamente a livello di elites che controllano il nostro è visto, giustamente, come un appestato incapace, e quindi direi che per ora il suo comeback resta un wishful thinking.
L’importante è che non superi percentuali che permettano, come succede adesso, di condizionare ancora la politica e quindi compromettere le poche cose buone e di sistema che si possono fare