Che fine ha fatto la tanto pontificata – da governo e giornali – Ici, oggi Imu, alla Chiesa? Chissà in quanti se lo sono chiesto in questi mesi. Oggi, grazie a Milano Finanza, conosciamo la risposta: è letteralmente sparita nel nulla della confusione burocratica. Vi avevo già scritto di come l’Imu alla Chiesa Cattolica fosse una sorta di truffa ai cittadini (clicca qui) e, adesso che le mie previsioni si sono avverate, non v’è più alcun dubbio che lo fosse.
Mentre milioni di italiani si apprestano a pagare la seconda e terza rata della tassa sulle proprietà immobiliari, che porterà nelle casse dello Stato circa 20 miliardi di euro, la Chiesa può gioire per l’ennesimo annuncio propagandistico finito nel nulla. Sono lontani i tempi in cui Monti prometteva che il Vaticano avrebbe pagato per gli edifici, apparentemente non profit, adibiti all’esercizio commerciale somme che variavano nelle stime da 500 milioni a 2 miliardi di euro.
Oggi, nonostante l’approvazione del decreto Cresci-Italia, manca un passaggio fondamentale per la sua applicazione: un regolamento, che dovrebbe essere stilato dal Ministero dell’Economia, che stabilisca in che proporzione gli edifici dichiarati non profit siano commerciali e quanto di conseguenza la Chiesa debba pagare per ogni singola proprietà. Senza questo regolamento, l’articolo 91-bis del Cresci Italia rimane carta straccia.
E il Tesoro non sembra decisamente avere fretta, visto che è da maggio che avrebbe dovuto approvarlo, ma tanto la maggior parte degli italiani è convinta che la Chiesa ormai stia già pagando l’Imu e comunque nessuno ne parla. Quindi, a che pro affrettarsi a scontentare i sodali della Città del Vaticano?
Per completezza di informazione, vi riporto il testo integrale dell’articolo 91-bis comma 2: «a partire dal 1° gennaio 2013, l’esenzione si applica in proporzione all’utilizzazione non commerciale dell’immobile quale risulta da apposita dichiarazione. Con successivo decreto del ministro dell’Economia entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalità e le procedure relative alla predetta dichiarazione e gli elementi rilevanti ai fini dell’individuazione del rapporto proporzionale». In sostanza, se il Ministro non redige il regolamento, l’Imu alla Chiesa non s’ha da fare. E secondo me, non si farà.















Anche secondo me.