Lo sapete tutti: il Cardinal Martini è morto qualche giorno fa e il triste evento è stato raccontato da televisioni, giornali e blog di tutto il mondo. Non ho avuto l’occasione di ascoltare i suoi discorsi direttamente ma, da quello che mi è capitato di leggere e sentir dire, emerge il quadro di una persona buona, degna di rispetto da parte di credenti e laici, ostracizzato dai vertici ufficiali della Chiesa per quel suo essere “diverso”, più vicino all’uomo e ai suoi bisogni reali che ai dogmi imposti dalle gerarchie vaticane.
Come scrive Maria Mantello su Micromega, il Cardinale Martini accusava la Chiesa, a cui pur apparteneva, di essere indietro di 200 anni e di non voler fare i conti con la modernità. Una Chiesa del no su divorzio, anticoncezionali, aborto, fine vita, coppie di fatto. Una Chiesa, aggiungo io, a cui ha voltato le spalle anche sul letto di morte, dichiarando la sua sacrosanta volontà di morire “serenamente”, senza alcun tipo di accanimento terapeutico.
E nutro forti dubbi che, come ha scritto qualche giornalista talare, questo caso non sia da paragonare a quelli di Terry Schiavo ed Eluana Englaro (tra l’altro SoloSapere seguirà, il 5 settembre, l’anteprima nazionale de La bella addormentata, film che Marco Bellocchio le ha dedicato): da una parte un cardinale, conosciuto e apprezzato dalla gente, che sceglie di morire; dall’altra due ragazze – senza contare i parenti – costrette a vivere per anni, attaccate a un respiratore e con un sondino nasogastrico, un’esistenza che mai avrebbero voluto nè scelto. Mi sembra che le due vicende stridano alquanto, all’interno dello stesso ambito della religione cattolica.
Un’altra riflessione che andrebbe fatta è quella sulle migliaia di persone – anche laiche – che sono andate a rendere omaggio a Martini. Bruno Giurato, giornalista di Lettera43, scrive su Facebook che tutti gli epicedi da parte di acristiani, anticristiani, noncristiani che usano il suo nome per insegnare ai cristiani come essere veri cristiani li trovo buffi. Amici non-, a- e anti- Liberatevi del vostro cattolicesimo represso, impipatevene dei cardinali, a prescindere. Io non parlerei di cattolicesimo represso, quanto piuttosto dell’ennesima evidenza di come le figure migliori di una Chiesa indubbiamente povera – e non monetariamente parlando – vengano ostracizzate, escluse e siano costrette a vivere da outsider, o quasi, una realtà che invece dovrebbe abbracciarle ed elevarle a modello.
Non perdetevi, tra qualche ora, l’articolo sulle migliori battute di Spinoza sulla vicenda del Cardinal Martini… a buon intenditore, poche parole.









