
di Giulia Castelnuovo
Premessa: SoloSapere è nato nel gennaio del 2012 come blog personale di informazione e, al momento attuale, non ho in progetto di trasformarlo in un quotidiano o in una rivista a cui collabori una redazione e che coinvolga più persone. Nonostante questo il blog è aperto a contributi esterni, seppur sporadici, che ne arricchiscano i contenuti e alimentino il dibattito riguardo agli argomenti affrontati. Fatta questa doverosa premessa, vi presento oggi il primo di tali contributi, ad opera di Giulia Castelnuovo.
TRAMA: Figlio illegittimo di una sarta e di un ricco mercante di stoffe, il piccolo Luca viene cresciuto dal Mary Wallace, in un universo tutto particolare, il cui ritmo è scandito dal tè delle quattro («Le quattro, non le quattro e un quarto!» puntualizzerà l’arcigna Lady Hester Random), le sessioni di pittura agli Uffizi e le improvvisazioni di Shakespeare in salotto.
L’equilibrio della piccola comunità inglese viene turbato dall’entrata in guerra di Mussolini al fianco della Germania: considerate nemiche, le “straniere” vengono tenute sotto custodia in una vecchia scuola a San Gimignano. L’unica a non voler credere alla gravità della loro situazione è proprio Lady Hester che, con la sua pervicacia, si è fatta ricevere dal Duce in persona per ottenere delle rassicurazioni sulla propria condizione e su quelle delle sue connazionali. Con l’aiuto di Luca, Elsa, una miliardaria, eccentrica americana, fa trasferire allora le anziane donne in un albergo, facendo loro credere che il trasferimento e il pagamento dei loro conti competa al Duce in persona. Neppure gli Alleati convinceranno le inglesi ad abbandonare la Toscana, nemmeno con tutte le buone maniere tanto care a Lady Hester.
GIUDIZIO CRITICO: Quando il genio mette in scena se stesso corre il rischio di sembrare spocchioso e di risultare antipatico. Ben lo sapeva Zeffirelli quando ha deciso di girare Un tè con Mussolini, nel 1999. Nel raccontare la storia di Luca Innocenti (ovvero la propria), infatti, concentra la nostra attenzione più su un gruppo di donne inglesi che sul piccolo orfano, alter ego del regista.
Affascinante e amaro, il film mescola liberamente la Storia e le storie, confondendo le une nell’altra senza che nessuna delle due perda di consistenza.
Con il procedere del racconto, è sempre più evidente come il confine del “diverso” possa essere arbitrariamente spostato: la colonia inglese, numerosissima a Firenze in quegli anni, viene dapprima idolatrata, tanto che i giovani fascisti scacciano i monelli e aiutano le signore ad attraversare dopo aver posato per una foto, e poi, con il passare del tempo, sempre più demonizzata, fino ad arrivare alla devastazione di Doney, lo storico locale diventato una seconda ambasciata britannica. Eppure non sono solo i fascisti ad emarginare “i diversi”: Lady Hester non tollera nemmeno la presenza della ricca e volgare Elsa Paris, tanto da ostracizzarla dalla propria cerchia. Viene allora da domandarsi se non sia troppo facile ed esaltante concedersi di credersi migliori, a qualunque nazione o ordinamento politico si appartenga.
La riflessione sull’arte e sul suo rapporto con la città di Firenze è sviscerato attraverso il personaggio di Arabella (una più che eccellente Judi Dench): quando i carabinieri arrestano le signore, lei chiede ad uno di loro di aiutarla con il cavalletto ed i quadri; quando gli alleati sbarcano con i carri armati, lei si ritira in chiesa per proteggere con i sacchi di sabbia gli affreschi del Ghirlandaio. Artista il cui entusiasmo è superiore alle sue reali capacità, Arabella è mossa da un amore profondo, disinteressato e sincero, che suscita ammirazione, per la dolce ma incrollabile determinazione con cui è disposta a sacrificare se stessa, per salvare ciò che ama e che crede debba essere amato dal mondo intero.
Luca, infine, la cui crescita è scandita dalle diverse ordinazioni da Doney (al gelato si sostituisce lo champagne) e dalle missioni via via più rischiose in cui si getta per salvare ebrei e dissidenti, rimane distante, come se Zeffirelli avesse voluto preservare parte della sua vita nel segreto e nell’intimità. Più che personaggio funge da anello di congiunzione per il meraviglioso ed immaginifico caleidoscopio di persone e personaggi, di quadri e di maschere, di eventi e di racconti che costellano questo affresco delicato e meravigliosamente fuori moda, raccontato nei toni tenui del rinascimento fiorentino, con la briosità degli anni trenta e la malinconia dei tramonti toscani.
Giulia Castelnuovo









