GREEN HILL, versione estesa dell’articolo pubblicato su ilVostro.it


Ecco una versione estesa dell’articolo pubblicato su ilVostro.it (che potete leggere qui).

Il caso Green Hill è balzato agli onori della cronaca dopo lo scorso 28 aprile, data in cui un gruppo di animalisti ha fatto irruzione all’interno dell’allevamento, in cui venivano cresciuti beagle destinati alla sperimentazione animale. La sortita ha condotto alla liberazione simbolica di alcuni dei cani e all’arresto di qualche attivista. A distanza di circa tre mesi, il 18 luglio, la struttura di Montichiari è stata messa sotto sequestro dalla polizia giudiziaria per maltrattamenti. I 2700 cani sono stati temporaneamente affidati a Legambiente e Lav, in attesa del processo e di essere successivamente adottati dalle migliaia di famiglie che ne hanno già fatto richiesta. Indubbiamente, essendo state accertate delle irregolarità nella gestione della struttura, è stato giusto e doveroso da parte della magistratura chiudere Green Hill ma, come in pochissimi hanno sottolineato, questa non può essere assolutamente considerata una vittoria della causa animalista, anzi è lecito affermare l’esatto contrario. Andiamo a scoprire perché.

Innanzitutto, tanto sui media tradizionali quanto su buona parte della rete, è stata deliberatamente confusa la campagna contro Green Hill con la battaglia contro la sperimentazione animale in genere. Come conferma a ilVostro Roberto Giovannoni, professore e ricercatore dell’Università Bicocca di Milano che ha da anni un’esperienza diretta nel campo della sperimentazione animale a scopi clinici, le due realtà «sono fisicamente, concettualmente e legalmente distinte e la generalizzazione porta spesso a una confusione poco produttiva». Esistono infatti gli “stabilimenti di allevamento” e i cosiddetti “stabilimenti utilizzatori” e solo in questi ultimi viene condotta la sperimentazione. I primi, ed è questo il caso di Green Hill, sono strutture a se stanti e differenti, che hanno l’unico compito di allevare e far crescere nella massima sicurezza gli esemplari destinati alla ricerca. È quindi evidente come nessun esperimento o test farmacologico sia mai avvenuto tra le mura dei cinque capannoni dello stabilimento di Montichiari.
Inoltre, quello che nessuno ha sottolineato, è il fatto che gli scienziati abbiano tutto l’interesse a ricevere dagli allevamenti animali completamente sani e in buona salute, perché altrimenti i risultati delle loro sperimentazioni verrebbero alterati. Quindi ci sarebbe un doppio danno, sia per l’animale che per il ricercatore. Senza considerare che, nel caso di violazioni, lo stesso studioso incorrerebbe in reati di carattere penale.

Ad acuire il clima di confusione e tensione hanno contribuito, e non poco, numerosi esponenti dei partiti italiani di diversi colori e orientamenti, da Michela Brambilla (Pdl) a Sonia Alfano (Idv), da Monica Cirinnà (Pd) a Cristiana Muscardini (Fli), a Tiziano Motti (Udc) fino ad arrivare al Trota Renzo Bossi (ex Lega Nord). Le suddette personalità non si sono lasciate scappare l’opportunità di cavalcare populisticamente l’onda mediatica, schierandosi a priori contro la sperimentazione animale e, guarda caso, appoggiando quell’86,3% – secondo gli ultimi sondaggi – di cittadini italiani favorevoli ad abolirla totalmente, senza peraltro avere alcuna idea di che cosa essa sia effettivamente. Un bacino di voti notevole e facile da conquistare tra l’altro, soprattutto in un momento in cui lo spauracchio dell’ “antipolitica” grillina mette a repentaglio l’assetto tradizionale del panorama politico italiano. Neanche i quotidiani nazionali si sono risparmiati in questa pratica, con un particolare impegno da parte de Il Fatto Quotidiano e della giornalista Vanna Brocca.

Le contestazioni sono avvenute nell’assoluta ignoranza del fatto che, come afferma Giovannoni, «allo stato attuale esistono dei “metodi alternativi” alla sperimentazione animale, efficaci e già utilizzati – in pochi sanno, tra le altre cose, che il ricercatore non può scegliere tra i sopracitati metodi e l’uso degli animali: dal momento in cui un metodo alternativo viene validato ed entra in uso, lo scienziato deve necessariamente avvalersi di quello – ma che non coprono ancora molti campi in cui la sperimentazione animale è oggi assolutamente indispensabile». Un esempio pratico è quello dell’oncologia, branca in cui è specializzato il professor Giovannoni: «Attualmente stiamo studiando delle combinazioni di farmaci, che permetteranno in futuro di ridurre la percentuale di chemioterapico nelle terapie antitumorali, in modo tale da aumentare l’aspettativa di vita del soggetto malato. Al contempo stiamo lavorando su farmaci di ultima generazione, che saranno in grado di scagliarsi e debellare unicamente le cellule tumorali, senza impedire a tutte le altre di riprodursi, come avviene invece oggi. E tutto questo, senza la sperimentazione animale, non sarebbe in alcun modo possibile».

Andiamo ora ad analizzare più nello specifico quali saranno le conseguenze dirette della chiusura di Green Hill e se, in misura più o meno grande, esse rallenteranno o penalizzeranno la sperimentazione animale.
Due sono gli aspetti da sottolineare: «In primis la denuncia di una violazione, come è avvenuto nel caso di Montichiari, è positiva per la ricerca, perché garantirà in futuro controlli migliori e pretese più alte di trasparenza da parte degli stabilimenti utilizzatori. E più controlli significa animali ancor più selezionati  e curati, quindi un aumento qualitativo della ricerca e dei suoi risultati. In secondo luogo, c’è da dire la distorsione attuata dai media e dalla politica, il clamore e la spettacolarizzazione degli eventi hanno avuto un impatto negativo sull’immagine della ricerca in generale e, in particolare, della sperimentazione animale», facendo passare i ricercatori come sadici mostri che torturano gli animali. Immagine di gran lunga distante da una prospettiva reale e razionale. Quindi, in sostanza, la sperimentazione animale non ha subito nessun colpo mortale dalla chiusura di Green Hill anzi, per assurdo, la stessa consentirà una qualità superiore alla ricerca, dovuta a maggiori controlli e trasparenza.

È altresì lecito ipotizzare che, chiuso l’ultimo allevamento italiano di beagle, le aziende che si servono di questa razza dovranno acquistare i cani all’estero. E, nonostante all’interno dell’Unione Europea viga una legislazione, in materia di sperimentazione, tra le più rigide del mondo, non si può affermare che al di fuori di essa esistano simili garanzie dappertutto. Quindi gli animalisti hanno sì allontanato questi beagle dalla prospettiva della sperimentazione ma, in futuro, potrebbe prospettarsi una situazione ancora peggiore, in merito alla qualità della vita dei cani, nel caso che altre aziende decidessero di acquistarli al di fuori dell’Unione Europea, magari per un vantaggio di tipo economico. Anche se, come è già stato detto, nessuno guadagna dalle precarie condizioni di salute degli animali in oggetto, né la ricerca né ovviamente gli stessi cuccioli. Per tutti questi motivi, come il professor Giovannoni, sono convinto che, nonostante la denuncia dei soprusi sia stata corretta ed encomiabile da chiunque, la chiusura di Green Hill «non rappresenti affatto una vittoria della causa animalista, anzi! E che gli stessi animalisti abbiano poco o nulla per cui esultare dato che, inconsapevolmente, hanno contribuito a rendere migliore la stessa ricerca che tanto disprezzano e contro cui ciecamente si battono».

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Commenti

  1. cassandra dice:

    Gli animali possono piacere o meno ma qui SI DEVE PARLARE DI DIRITTO ALLA SALUTE U M A N A, ALLA RICERCA EFFICACE ED ALLE CURE.Dico ciò sia da ex studentessa di veterinaria, che,soprattutto,da nipote di zio morto di cancro,da nipote di nonna mancata per sclerosi multipla, e cugina di un ragazzo down: sono contraria alla sperimentazione animale TUTTA… X GLI UMANI,non per far piacere agli animalisti!
    Mi lascia perplessa che non si lasci spazio a tutti gli altri MEDICI, RICERCATORI, SCIENZIATI ,CATTEDRATICI, NON ANIMALISTI che si sono SVINCOLATI DALL’ARCAICA (anche se comoda) pratica del “PASTICCIARE SUGLI ANIMALI”.
    Approfondendo per conto mio,soprattutto dopo la morte di mio zio, ho letto tantissimi pareri: Prof.Sprovieri (Sorrento,1980) “la ricerca biomedica non ha bisogno di animali,è insensato e pericoloso continuare a seguire questa via tradizionale”. Prof. Croce P.ex primario dell’ospedale Sacco di Milano, dopo anni di ricerca sui modelli animali, umilmente e onestamente li riassumeva cosi: “errore metodologico”. Da “Nature” “… negli ultimi anni, in particolare per quanto riguarda le malattie neurodegenerative, i risultati ottenuti utilizzando il modello murino [cioè i topi, ndr] appaiono pressoché inutili”. Dr.Irwin Bross, ex dir. Sloan-Kettering, grande istituto di ricerca sul cancro : “I contraddittori risultati della sperimentazione animale non solo hanno spesso ritardato e ipotecato il cammino della guerra al cancro, ma non hanno mai neppure determinato un solo tangibile avanzamento sul terreno della prevenzione o della cura del cancro umano”, Ricercatori di società farmaceutiche come Eli Lilly : “Se considerate i milioni di topi che siamo riusciti a curare, e poi li confrontate con ciò che siamo riusciti, o meglio, con ciò che non siamo riusciti a fare nella cura clinica delle metastasi, vi renderete conto che in quei modelli ci dev’essere qualcosa di sbagliato”;il cardiologo John Pippin, facoltà “Harvard Medical School”, analizzando gli articoli pubblicati dagli autori degli esperimenti, commenta: “E’ un insieme di articoli dai quali risulta in modo evidente l’uso strumentale di un esperimento per giustificare il successivo. In molti casi, una serie di domande prive di risposta – e generalmente non previste – emerse da uno studio sono state prese a pretesto per eseguire quello seguente. Più di una volta l’équipe invoca risultati errati o contraddittori di studi precedenti (spesso eseguiti da loro stessi) per giustificare un ulteriore esperimento. Questo lavoro esemplifica in modo straordinario una pratica diffusa: la manipolazione di modelli animali in base alle necessità e alla convenienza, indipendentemente dalla validità dei risultati che si ottengono.”, Dr. Benjamin Wolozin, docente di farmacologia dell’università di Boston: “Il problema sta nell’abisso esistente tra il lavoro sperimentale con gli animali e i test clinici con l’uomo.”, Dr. Marius Maxwell, neurochirurgo formatosi ad Oxford, Cambridge e Harvard, in merito all’irriproducibilità del Parkinson umano negli animali intossicati , dice: “non ci sono prove del fatto che la loro predittività per il trattamento del Parkinson nell’uomo possa superare il risultato probabilistico del 50/50, come nel lancio della classica monetina”. Dr.ssa Neancy Andreasen, psichiatra americana tra i massimi esperti mondiali sulla schizofrenia, dice “Non è possibile avere modelli animali per i disturbi del pensiero formale.Anche i modelli animali utilizzati dalle case farmaceutiche per testare l’efficacia terapeutica degli antipsicotici non sono validi.”, Prof. Rocca Rossetti Salvatore,ordinario di nefro-urologia e Direttore dell’Istituto di Urologia dell’Università di Torino dice: “nessun chirurgo è diventato tale perché ha imparato ad operare sull’animale,semmai sull’animale ha disimparato”;Prof. Veronesi Umberto: “All’istituto Europeo di Oncologia non si useranno per nulla animali da laboratorio.Lo spazio inizialmente previsto per gli stabulari è stato trasformato in laboratorio di colture cellulari”
    .. E potrei continuare.. e possono tutti.. quindi mi chiedo: se l’informazione ha basi democratiche, perché queste fonti me le sonno dovute andare a cercare e si vede sempre e solo Garattini and friends?La cosa non mi torna e credo non torni a molti.. Per la mia salute e per quella dei miei cari concordo con una frase in particolare, del Prof. Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero,Psichiatria, “un metodo sbagliato non si corregge,si abolisce”,qualsiasi esso sia,aggiungo io..a prescindere dagli animali e da ogni componente emotiva.
    Ricordate cosa successe quando si prese consapevolezza che la terra ruotava intorno al sole e non il contrario?Tutti gli scritti antecedenti dichiaranti il contrario , pur se in sovrannumero , finirono con il contare zero,ecco perché il citare migliaia di pubblicazioni non mi convince affatto..
    A tanti inizia a sembrare paradossale che nel 2012 si usino ancora metodi vecchi di secoli, per giunta mai validati, che sembrano tramandarsi per inerzia (quasi che siano stati incisi nelle tavole dei comandamenti): esempio “DL50” (datato 1927) basato su una procedura per cui agli animali vengono fatte assumere dosi crescenti della sostanza da testare fin quando metà degli animali muore intossicata:paradossalmente, usando solo la logica, senza scomodare le conoscenze scientifiche,anche il pane o l’acqua,con questo esperimento, potrebbero essere fatti sembrare tossici, soprattutto se commissionassi studi x vendere il vino invece dell’acqua!!!..
    Un altro es. che mi sembra “schizofrenico”Drize Test,1944, mai validato che, ancora oggi si usa per lo studio dell’irritabilità oftalmica utilizza i conigli in quanto privi di ghiandole lacrimali (ma il problema del modello è proprio questo?!), nonostante già nel 1971 i ricercatori Weil e Scala, dimostrarono come differiscano i risultati da caso a caso e da laboratorio a laboratorio,e nonostante esista il TEST DI BETTERO per cui la sostanza “X” viene posta in contatto con la lacrima umana in vitro,dando esito sicuro, attendibile al 100%, veloce, pratico, economico ed addirittura personalizzabile (sulla mia lacrima!) per evitare le reazioni allergiche individuali,cosa viene usato?? Ebbene, dovendo pensare al mio occhio,alla mia salute, preferisco un risultato “PARZIALE UMANO” ATTENDIBILE, CHE NON MILLE COMPLETI “PASTICCIAMENTI”SU ALTRE SPECIE, INATTENDIBILI X NOI UMANI..parlando terra terra :a mio zio,mio cugino e mia nonna non frega nulla di sapere che la sostanza “X” fa questo o quello a un criceto o a un alieno xchè loro non sono criceti di 70 kg, elettrificati, avvelenati,o clambati o altro,ma sono esseri umani,che,vivendo normalmente,senza nessuno che gli pasticciasse sopra,si sono ammalati!
    Leggendo i foglietti illustrativi che tutti abbiamo in casa troviamo frasi come: “[…] negli studi sugli animali la somministrazione di “X” ha avuto un effetto dannoso sulla prole. Non è noto il potenziale rischio per la specie umana […]”. Ad ammissione finale degli stessi addetti ai lavori di quanto la ricerca sugli animale NON serva,se non, forse,solo x gabule legali/burocratiche/amministrative!
    Soprattutto di questi tempi e’ comprensibile battersi per la poltrona,il lavoro,il finanziamento, ma non prendendo per i fondelli i malati e chi non ha basi scientifiche.
    Del resto ,se si usa bene la propria libertà di pensiero,neanche servono le basi scientifiche per trovare nella vivisezione qualcosa che puzza…e tale concetto mi è stato sbattuto in faccia dalla mia cuginetta sedicenne con questa domanda su cui invito tutti a riflettere:
    Se io, specie umana, vengo legata e mi si elettrifica parte del cervello fino a darmi una sintomatologia simile ad una crisi epilettica, sono un modello attendibile su cui sperimentare farmaci per l’epilessia?????
    Beh,io ci ho riflettuto e nel tempo libero sono anche andata a curiosare su diversi siti che fanno ricerca con animali..rimanendo basita..
    Dal sito …thon..ma ce ne sono alcuni da scompisciarsi dalle risate…
    •Nella descrizione di una ricerca (da 141.040 € !) che dovrebbe riguardare generici studi neurologici di base,orientati alle malattie neuro-muscolari si legge l’incommentabile frase “ confidiamo che la varie tecniche genetiche da noi utilizzate negli animali sperimentali (roditori), possano anche aiutare nel creare modelli per approcci terapeutici nelle malattie neuromuscolari dell’uomo..” Ma come “anche”,ma l’obiettivo primario è solo quello numerico in parentesi?
    In un altra descrizione di una ricerca (da 250.000 € ) che dovrebbe riguardare la SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA. “Sono già disponibili diversi farmaci inibitori di TNFa, p38MAPK e recettori AMPA ma è importante stabilire se essi siano efficaci nel migliorare la progressione della patologia nei modelli animali quando usati singolarmente e in associazione.”mmh..probabilmente a chi ha donato quei 250 mila euro interesserebbe sapere l’efficacia sui malati che li stanno GIA’ assumendo!!!
    •Nella descrizione di una ricerca (da 180.000 € ) che dovrebbe riguardare il RITARDO MENTALE (umano) si dice: “L’approccio che noi abbiamo preso per identificarne alcuni si basa sia su nuove tecnologie di studio di pazienti che sull’analisi di un mutante di topo che presenta alcune interessanti caratteristiche che ne fanno secondo noi un buon modello per studiare almeno alcuni aspetti del RM.”.. (180.000 € S.Raffaele) ..e proprio quel “per noi” e “almeno alcuni aspetti” che mi preoccupa molto,oltre al fatto che, dai miei vaghi ricordi di veterinaria, non riesco a rievocare (forse perché semplicemente è impossibile) come gli animali possano esprimere un’ampissima gamma di sintomatologie UMANE tipiche di alcune malattie umane..e non mi riferisco solo al sintomo delle allucinazioni o del gioco compulsivo!
    Beh,più approfondisco obiettivamente e per conto mio, più mi rendo conto della soggettività ed inadeguatezza degli esperimenti sugli animali!!
    Chiedo solo una cosa :approfondite e ragionate da soli senza farvi manipolare mai, abbiate il coraggio di tenere a mente che la salute è e deve essere e deve rimanere un diritto universale x tutti,non un bene commerciabile (questa riflessione mi è venuta in mente leggendo il codice di federfarma..dove la parola “paziente o malato non si legge quasi mai..)
    X quel che mi riguarda invito le PERSONE a cui tengo ad usare SOLO la propria testa, senza preconcetti e senza farsi manipolare, a diffidare da chi non ha il coraggio di usare parole appropriate alla realtà (vivisezione=sperimentazione animale dove gli animali vengono elettrificati, intubati, prodotte sfistole, amputati,ecc..perchè vergognarsene se serve??) ma soprattutto ad usare medicine,solo quando è inevitabile e quelle che sono sul mercato già da lungo tempo (in modo che le vere cavie umane abbiano già dato risultati attendibili sia nelle investigator’s brochure versione 1-2-3-4-5-6-7-8-9 e 10,sia nei primi periodi di commercializzazione) e faccio donazioni agli istituti di ricerca che non utilizzano il “pasticciamento vivisettorio animale”.

    • Perdonami ma il tuo è uno sproloquio illeggibile e la tua posizione è estremista e non tiene conto della realtà. Non sono un esperto nè faccio ricerca, ma le tue argomentazioni sono state confutate più e più volte, già da tempo e oggi sono più che altro delle leggende metropolitane, che si raccontano gli animalisti (una su cui sono sicuro è la cazzata sui conigli, che è illegale). Deduco comunque che non hai letto l’articolo perché alcune cose le spiega…

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