Non pensavo che avrei mai scritto su SoloSapere un articolo del genere invece, come spesso accade, ci si ritrova a fare pensieri vecchi che si vogliono condividere con persone nuove e questo è pur sempre un blog personale, oltre che di informazione, quindi credo che questo post non sia del tutto fuori traccia rispetto al percorso intrapreso finora.
Difficile parlare di amicizia senza cadere nei banali cliché che ci accompagnano dalla prima adolescenza, ma proverò a tratteggiare come secondo me dovrebbe essere un vero rapporto di amicizia, considerando i mutamenti della società, delle abitudini e dei modelli odierni. Parto dal presupposto che non esistono verità assolute e vademecum applicabili a ogni situazione o relazione interpersonale, quindi ogni affermazione che farò da qui in poi andrà considerata relativamente al contesto, senza dimenticare che anche le persone differiscono notevolmente le une dalle altre.
Partiamo da una banale definizione: amicizia, secondo il dizionario, significa “reciproco affetto tra due o più persone, generato da affinità spirituali e da stima”. Quello che è per me? Due corpi vicini che camminano nel deserto, in equilibrio su una palla. Si appoggiano l’uno all’altro. Si spingono per sostenersi e contemporaneamente andare avanti, ma nessuno dei due può eccedere. E tutti e due devono piegarsi, a turno, per mantenere l’equilibrio.
In tutti i rapporti umani c’è interesse, inteso nel senso bieco del termine, quindi il desiderio di trarre un vantaggio personale da una determinata relazione. E l’amicizia non costituisce un caso a sé stante, perchè noi uomini siamo spinti da alcune pulsioni primarie, come l’istinto di sopravvivenza o la necessità di riprodursi, ecc…; e tra questi istinti basici, c’è anche, a mio parere, una tensione verso la felicità (in senso lato), che implica uno sfruttamento dell’ambiente circostante per raggiungere uno stato di appagamento emotivo, questo soggettivo ovviamente.
Il rapporto di amicizia non deve avere come obiettivo l’essere disinteressato, perchè non potrebbe esserlo in alcun modo e rappresenterebbe un incipit poco incoraggiante, perchè basato su una forzatura concettuale. Deve essere però, al contrario delle superficiali relazioni che intratteniamo con il resto del mondo, motivato da un interesse reciproco, stimolante, perfezionante, teso però inesorabilmente (almeno all’inizio) verso il miglioramento del proprio stato emotivo. Essere amici di qualcuno nel tempo, quindi instaurare un rapporto stabile, che duri e non sia da ritenere un soffio nel vento, vuol dire invece arrivare a desiderare la felicità dell’amico/a tanto quanto la propria e agire, nei limiti del possibile, per realizzarle entrambe.
Quindi dirgli una cazzata quando è necessario o omettere di dire una cattiveria gratuita, il vero tutte le altre volte (anche se sulla verità bisognerebbe aprire un discorso a parte – il concetto di verità è molto aleatorio e relativo, secondo me); spronarlo, soccorrerlo quando ce n’è bisogno, chiedere come stai, interessarsi ai suoi problemi e alla sua vita. Perchè oggi, nonostante internet, le community, i social network e via discorrendo, i ragazzi tendono a sentirsi soli, sicuramente più di quanto non lo facessero i nostri genitori, e crescendo questa sensazione si amplifica in maniera esponenziale. Parlare con tante persone tutte insieme a trecento all’ora non implica necessariamente avere un dialogo con qualcuno, anzi ne riduce le possibilità. Così si finisce per fare discorsi banali con tanti, anzichè farne pochi interessanti con qualcuno.
L’amicizia è anche una questione di priorità, di scelte. Col passare del tempo, i caratteri si modificano, le esigenze cambiano, i rapporti si diradano, non tanto perchè nessuno ci è mai stato amico, quanto piuttosto perchè dai sedici, diciassette anni ai venticinque si cerca di capire quale sia la strada giusta da imboccare. Molti non ci pensano neanche, altri più sensibili si interrogano e provano a stilare una sorta di lista delle priorità: cosa vorrò avere fra dieci anni? Cosa mi renderà felice davvero? Tra i pochi che si fanno queste domande, non so quanti mettano l’amicizia nei primi due o tre posti.
Purtroppo la società in cui viviamo ci educa fin da piccoli non a essere competitivi o migliori, ma ad essere i primi (nel senso del riconoscimento, non del merito), indipendemente dai mezzi utilizzati per raggiungere lo scopo e questo, soprattuto in ambito scolastico-lavorativo, finisce col significare un banalissimo mors tua vita mea. E quindi un limite enorme a far nascere quell’interesse reciproco, che dovrebbe giacere alla base di un solido rapporto fraterno. Non voglio condannare chi sceglie di rinunciare ai rapporti veri per la “carriera” (nel senso lato di avanzamento, in qualunque ambito), oppure per i soldi, ecc… Non sono ipocrita: carriera e soldi fanno comodo a tutti e permettono di vivere meglio ma se, arrivati a un certo punto, ci si ritrova da soli a festeggiare un traguardo importante della propria vita, senza la possibilità di condividere questa gioia con qualcun altro, allora forse quello è il risultato di scelte effettuate anni prima. Una strada che personalmente, come avrete capito, non condivido in toto.
Come in ogni rapporto la scelta della o, per chi è particolarmente fortunato, delle persone è un altro degli aspetti fondamentali. Spesso, nel corso della vita, ci si rende conto di aver riposto la propria fiducia nello scrigno sbagliato, ma questo non deve essere motivo per arrendersi e denigrare la nobiltà di un rapporto sincero d’amicizia. Deve essere invece uno stimolo a “tarare meglio i parametri”, passatemi l’espressione, a guardare più in profondità e giudicare con più oculatezza il reale interesse di una persona nei propri confronti. Stima, parità, rispetto, disponibilità (non solo sbandierata): questi sono i mattoni su cui costruire solidi rapporti d’amicizia.
Aristotele, nel libro IV dell’Etica Nicomachea, distingueva tre tipi di amicizia: una basata sul piacere, un’altra sull’interesse e l’ultima fondata sulla bontà. Io ritengo che l’interesse sia ineludibile, perché connaturato alla nostra condizione, ma il discrimine è che sia un interesse indirizzato verso la felicità reciproca, che dovrebbe poi corrispondere alla propria. Il piacere della compagnia e della condivisione è componente essenziale in qualunque rapporto di amicizia. Stesso discorso per la bontà, che Aristotele intendeva come virtù di spirito. Quindi direi che un’amicizia con la A maiuscola debba contenere tutte queste componenti, variabili in qualità nel corso del tempo, purchè in equilibrio fra loro (Ecco, l’equilibrio è un’altra componente fondamentale).
Oleg Kharkhordin, in uno scritto sulle implicazioni politiche dell’amicizia ai tempi della dittatura stalinista, arrivava alla conclusione che i rapporti saldi di fratellanza destassero un certo sospetto presso il regime, poichè la fedeltà fra amici poteva potenzialmente essere in contrasto con la fedeltà al Partito. “Per definizione un amico è una persona che non ti abbandona nemmeno quando è direttamente minacciata, una persona a cui si possono fare tranquillamente confidenze di ogni tipo, una persona che non ti tradirà mai, nemmeno se messa sotto pressione“.
Io ritengo che avere un amico, e in egual misura esserlo per qualcuno, sia un valore basilare e che l’amicizia sia uno dei rapporti fondanti dell’emotività umana, questo sì testimoniato dalla storia e, secondo me, ineludibile (il riferimento velato è a una lunga discussione sul ruolo di Dio nella vita delle persone, scaturita da un mio articolo sul bosone di Higgs, qui). Sperando di non avervi tediato, auguro quindi a tutti i lettori di SoloSapere di trovare persone valevoli della vostra stima e della vostra Amicizia e, per quelli che già hanno questa fortuna, di mantenere nel tempo tali relazioni, perché in fondo sono poche le cose che restano alla fine, ma se sono quelle giuste possono regalarci la felicità.












La metafora del treno dove salgono e scendono persone mi é sempre sembrata la migliore per descrivere la vita e le sue relazioni. Se in questo treno, nello stesso scompartimento, resistono persone che, nel tempo, mantengono la tua stima e con le quali condividi cose magari divertendoti sei un uomo fortunato.
Molto bella…
Vero, e in quanto tale un percorso difficile quello che descrivi
E, come ogni cosa difficile da ottenere, dà grandi soddisfazioni una volta ottenuta…