TRAVAGLIO ANTI-ITALIANO, in difesa del tifoso non lobotomizzato


Ha ragione Marco Travaglio nel suo editoriale, Eroi in mutande uscito oggi su Il Fatto Quotidiano, a rivendicare la sua scelta di non tifare gli Azzurri nè durante la finale, nè di averli tifati in precedenza, anzi avendo proprio sperato in una prematura uscita dei nostri connazionali. Condivido, come capita spesso, molte delle tesi che porta a sostegno del suo ragionamento. C’è un però…

Giustamente il discepolo di Montanelli si scaglia contro gli antidiluviani che criticano il suo tifare contro la Nazionale, adducendo motivazioni pseudo-patriottiche e accusandolo di alto tradimento nei confronti dello Stato.
E ancora giustamente, a mio parere, denuncia chi usa il calcio come mezzo di distrazione di massa per «per chiudere altre partite senza neppure aprirle: quella del calcioscommesse [...] e addirittura quella della politica e dell’economia europea».

Tutto vero, però esistono anche situazioni alternative, compromessi, atteggiamenti che si iscrivono nel mezzo di questi estremi. Chi ha detto che non sia possibile essere tifosi col cuore della Nazionale e contemporaneamente non subire il “rimbambimento da calcio” e il blackout della materia grigia riguardo agli altri aspetti della vita quotidiana (politica, società, ecc…)?
Coltivare la passione per uno sport, soprattutto per i più giovani, è una bella cosa per svariati motivi: aiuta a relazionarsi con l’Altro, insegna a perseguire un obiettivo e spinge ciascun membro della squadra a sacrificarsi per quello, aiutandosi vicendevolmente e condividendo gioie e dolori.

Certo, il calcio degli adulti soprattutto a certi livelli non è solo questo, anzi non lo è quasi per niente: i casi del calcioscommesse sono qui a dimostrarlo. Credo che scegliere se tifare o meno la Nazionale sia una scelta personale (Travaglio non ha aperto un fan club dove insultare a turno i giocatori dell’Italia o obbligato qualcuno a farlo), condivisibile o meno, ma che non dovrebbe aggiungere o togliere nulla a una persona, nè professionalmente nè umanamente. Motivo per cui biasimo i finti cavalieri della morale che vanno ripetendo l’equazione tifoso = deficiente lobotomizzato da anni di televisione e ragione per cui sono d’accordo con Travaglio e con il suo editoriale, purchè non vi si legga come sottotraccia che la passione per lo sport è lesiva delle capacità cognitive di una persona. Non sempre è così, fortunatamente.

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Commenti

  1. Alessia dice:

    beh io non sono certo una grande appassionata di calcio, ma credo che stasera sarò comunque davanti al televisore: a parte il fatto che lo sport a volte può essere un collante patriottico(nelson mandela e invictus insegnano) decisamente più efficace di comizi e discorsi, la storia che guardare la partita è sbagliato perchè significa distrarsi dai veri problemi francamente ha un po’ stufato: voglio dire, nessuno nega che ci siano questioni vitali in questo momento che richiedano massima attenzione e nessuno nega che il calcio sia ben lontano dall’essere un affare pulito e innocente, ma se dovessimo sempre fare questo ragionamento allora qualsiasi hobby o passatempo di un essere umano(cinema compreso) dovrebbe essere abolito perchè distraente dai veri problemi della vita! a tal proposito vorrei linkarti questo post in cui mi sono imbattuta qualche giorno fa, divertente ma amaro, sull’argomento: http://prostata.tumblr.com/post/26137221547/ti-fanno-vedere-gli-europei-solo-per-distrarti

    • Assolutamente d’accordo Alessia: anch’io sarò davanti al televisore a urlare come un disgraziato. Perchè ho giocato a pallone una vita, è emozionante ed è bello condividere una gioia (anche effimera come questa) con amici e parenti e, per una sera, dimenticare tutto il resto.
      Unica cosa: il cinema, a differenza del calcio, non può e NON DEVE essere un hobby o un passatempo, per come la vedo io. Ma anche qui ognuno è libero di pensarla come vuole. :)

    • Ho appena letto quello che mi hai postato: sto ancora ridendo. :D

  2. Alessia dice:

    beh non è lo è neanche per me, però lo è per molti altri che andando a comporre, nel bene e nel male, il pubblico in sala, contribuiscono a mantenere viva l’industria cinematografica!Ma questa è un’altra storia…:)

    • Hai ragione (purtroppo). Manca un’educazione alla settima arte. A scuola non si fa e ci sono persone che non studiano il cinema mai, eppure fa parte della vita di tutti o quasi. Bah..indredibile a pensarci.

  3. stravagaria dice:

    Il calcio è lontano da me, guardo qualche partita ogni tanto e a volte – a volte- tifo anche per la Nazionale italiana. Gli italiani non mi piacciono e se la Nazionale perde lo ritengo un atto di giustizia ultraterrena ma alla fine purtroppo finirò per sperare in una vittoria azzurra.

    • L’importante è non sentirsi in colpa per essere tifosi o “sperare in una vittoria italiana”. Io sinceramente non mi ci sento. :D
      Sugli italiani, generalizzando, sono d’accordo con te, anche se fatico a credere in una giustizia ultraterrena (potrei immaginarla come un enorme tribunale tutto storto, grigio e presieduto da un giudice cieco!)…non proprio la miglior immagine per la giustizia ultraterrena.

  4. mayfair61 dice:

    Al di là delle ovvie considerazioni sullo sventurato paese a forma di stivale,
    purtroppo Igor il tifoso medio, nel 90% dei casi, E’ lobotomizzato
    Il tifo pensante è un ossimoro e i veri sportsmen in Italia si contano sulle dita di una mano

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