La Procura statunitense non ha nulla in contrario con il fatto che gli utenti di Megaupload si riapproprino dei loro file (caricati legalmente), purchè paghino. Oltre il danno la beffa, insomma. La posizione del governo americano è stata comunicata venerdì scorso, in risposta a una richiesta di archiviazione presentata da Electronic Frontier Foundation in favore di Kyle Goodwin, cronista dell’Ohio, che usava legittimamente Megaupload per caricare video di sua proprietà.
Si stima che il costo dei 1103 server, che contengono i file, si aggiri intorno ai 9 mila dollari al giorno. Inoltre il processo di identificazione, copia e restituzione dei dati rappresenterebbe un ulteriore ingente costo. Il problema non è quindi l’accesso ai dati, che la corte concederebbe senza battere ciglio, quanto piuttosto il conto da saldare. Chi si farà carico dei costi?
Gli utenti, tutelati dalla Electronic Frontier Foundation, vorrebbero evitare di dover pagare per riavere qualcosa che è già di loro proprietà. L’iniziativa più semplice sarebbe una class action contro Megaupload e Carpathia, gestore dei server, ma il procedimento impiegherebbe anni per arrivare a compimento, senza considerare gli enormi costi a cui gli stessi utenti andrebbero incontro. I fondi di Megaupload nel frattempo sono stati congelati dai giudici, quindi la vicenda sembra ancora parecchio lontano da una soluzione accettabile.
Nel frattempo Kim Dotcom è fuori di prigione su cauzione, in attesa di giudizio, nella sua casa affittata vicino a Auckland. Il suo avvocato, Ira Rothken, nei primi giorni di giugno, ha presentato formalmente una richiesta di archiviazione per violazione del V e del XIV emendamento della Costituzione: il governo degli Stati Uniti, trattandosi di un procedimento penale, avrebbe infatti dovuto notificare a Kim Dotcom la citazione in giudizio, prima di sequestrare server, beni e chiudere Megaupload. La cosa non è avvenuta ovviamente, perchè la sede legale del servizio di hosting non è mai stata sul suolo americano, bensì ad Hong Kong. Quindi si prefigurerebbe anche il non luogo a procedere, essendo Hong Kong parecchio fuori dalla giurisdizione degli Stati Uniti.











[...] dopo un periodo di flessione dovuto alla chiusura di MegaUpload (di cui vi ho parlato QUI e QUI) e [...]