Una storia che verrà ricordata finchè le parole saranno fatte di respiro e il respiro di vita.
TRAMA: E se Shakespeare non fosse stato Shakespeare? Intrighi di palazzo, passioni represse, teatro, incesti, sordidi omicidi e un uomo che tenterà di influenzare la storia con le sue parole, servendosi di null’altro eccetto che di un calamaio, una pergamena e un attore alcolizzato e opportunista che gli farà da prestanome.
PERCHÉ VEDERLO: Se siete in cerca di una ricostruzione storica affidabile, comprate un manuale. Se invece volete due ore di azione in stile elisabettiano, miste a poesia, teatro e a una delle conspiracy theory più affascinanti (e meno credibili) degli ultimi cento anni, questo è il film che fa per voi.
GIUDIZIO CRITICO: È un Emmerich che non ti aspetti quello di Anonymous: niente glaciazioni, apocalissi imminenti o strani alieni con sembianze di dei egiziani, ma una corte britannica che non si fa mancare nulla tra incesti, tradimenti e macchinazioni di vario genere.
Anonymous trova la sua forza in una sceneggiatura scritta da John Orloff una decina di anni fa, che abbraccia acriticamente la tesi secondo cui il vero Bardo, che noi tutti conosciamo come William Shakespeare di Stratford Upon Aven, fu in realtà Edward De Vere, conte di Oxford. Ipotesi affascinante, storicamente insostenibile (come afferma uno dei più noti studiosi di Shakespeare, James Shapiro), che non può definirsi certo originale: trae spunto, infatti, dal libro “Shakespeare” Identified, scritto da J. Thomas Looney circa novant’anni fa.
Ma poichè il film, a mio avviso, non si propone affatto come un documentario (nonostante Emmerich non abbia rinnegato, anzi, la conspiracy theory a cui si ispira), è necessario vautarne l’esito artistico, più che l’aderenza storica. E da questo punto di vista il regista di Stargate (1994) e Il patriota (2000), ma anche di The days after tomorrow (2004) e 2012 (2009) fa centro in pieno. Attraverso uno sforzo di ricostruzione notevole, la tecnica Cgi per le riprese aeree della Londra vittoriana, costumi sfarzosi e una sceneggiatura equilibrata, costruisce un thriller politico di ambientazione storica, con alcune aderenze al melodramma, godibile e avvincente.
Interessante la scelta di narrare la vicenda attraverso innumerevoli piani temporali diversi (due i principali), che solo apparentemente confliggono con la captatio benevolentiae dello spettatore. Inizialmente, infatti, contribuiscono a creare un senso di straniamento nello stesso e ad accrescerne l’interesse: banalmente ci si sforza di capire cosa diavolo stia succedendo sullo schermo. Successivamente, man mano che le intricate vicende dei protagonisti si chiariscono e prendono forma (complice la spiegazione finale dell’antagonista Robert Cecil), la soddisfazione nell’aver dipanato la matassa supera di gran lunga il fastidio per la confusione precedente. Insomma, Emmerich decide sapientemente di complicarci la vita, per farci apprezzare maggiormente il suo prodotto una volta svelata la scomoda verità.
Buona la prova dell’intero cast. Una mezione particolare per un inedito Rhys Ifans (Notthing Hill, Le riserve, I love Radio Rock), insolitamente drammatico e profondo. [SPOILER] Splendida la sequenza finale: dopo il racconto dell’attore shakespeariano Derek Jacobi, le persone abbandonano il teatro, che rimane in scena ancora qualche secondo prima dei titoli di coda. Vero protagonista del film, imperituro, eterno, perchè eterne sono le parole che tramanda.
In conclusione, Anonymous merita almeno una visione. Un buon prodotto cinematografico che, seppur non assurgerà all’Olimpo dei dieci film migliori di sempre, tenta di raccontare una storia (inventata, ma interessante) decostruendo e ricostruendo un periodo storico, come quello dei Tudor, e le vicende di una delle colonne portanti delle cultura occidentale, William Shakespeare.











mi è piaciuto molto, a dispetto di tutte le critiche negative che ha ricevuto…l’inizio e la fine meta-teatrali sono splendidi:)
Anch’io l’ho apprezzato parecchio, soprattutto partendo dal presupposto che la critica mainstream l’aveva già stroncato prima ancora che uscisse. Inizio e fine (soprattutto quest’ultima) davvero notevoli.
Un film godibile se non fosse che nella prima ora si passa il tempo a capire chi è chi e a dipanare i rapporti relazionali e di parentela tra personaggi che vengono a seconda dei casi nominati per titolo, cognome oppure nome di battesimo. Meglio procurarsi un bigino sulla storia di Inghilterra prima di procedere…
Un po’ complicato nell’approccio, è vero. Comunque mi aspettavo un risultato di gran lunga inferiore a sentire/leggere i commenti e le critiche e considerando il blockbusteriano Emmerich. Invece, incredibilmente, mi è piaciuto e lo rivedrei anche.
Rivisto probabilmente guadagna anche perchè non ci si attarda nelle complicazioni iniziali.