USCIRE DALL’EURO 2, perché non è così semplice e non dovremmo farlo


Due giorni fa ho scritto un articolo in cui tentavo di spiegare, con parole semplici, perché l’Italia dovrebbe abbandonare la moneta unica europea, cosa succederebbe nel caso si uscisse dall’euro e quali sarebbero i vantaggi.
Oggi, rifacendomi a numerose fonti tra cui segnalo la più completa, vorrei analizzare l’altra faccia della medaglia, ossia le posizioni dei cosiddetti “europeisti”, convinti che il nostro paese non possa in alcun modo prendere questa via e tornare alla Lira o passare a una nuova moneta X (come l’ho chiamata nel primo articolo).

Come già scritto e ripetuto più volte, non esiste una ricetta certa per uscire dalla crisi in cui ci troviamo: l’unico modo per affrontare la situazione in maniera seria e costruttiva, a mio parere, è cercare di comprendere e analizzare quali siano gli aspetti positivi e negativi di entrambe le soluzioni (uscire o rimanere nell’euro), affinché i politici/banchieri operino una scelta quanto più oculata possibile. Ecco qual è la posizione degli europeisti: uscire dall’euro non è consigliabile/possibile perché…

1) Non è semplice: a livello procedurale l’uscita dall’euro non è codificata da alcuna norma comunitaria. Quindi l’ipotesi più accreditata è una “procedura di revisione semplificata” dei trattati, che necessiterebbe però dell’approvazione di tutti i membri dell’Ue.

2) L’uscita di un solo paese, a maggior ragione se influente a livello economico come l’Italia, comporterebbe un precedente pericoloso e scatenerebbe un “effetto contagio” che attaccherebbe, come un vero e proprio virus, tutti i paesi più deboli come Spagna e Portogallo.

3) A livello nazionale servirebbe, nell’immediatezza del passaggio alla nuova moneta X, una chiusura forzata delle banche per evitare la corsa disperata agli sportelli e il prelevamento di tutto il contante disponibile. Inoltre sarebbe necessario un momentaneo blocco delle frontiere per impedire il travaso fisico di euro nelle banche elvetiche. Senza contare il tempo che ci vorrebbe materialmente per la conversione dei distributori automatici.

4) Il passaggio alla moneta X comporterebbe una svalutazione, almeno su questo le due visioni opposte sembrano concordare. Gli europeisti, però, non considerano l’eventualità positiva: prima di una ripresa dell’economia nazionale e della crescita delle esportazioni, ci sarebbe infatti un periodo di assestamento, in cui i soldi nelle tasche degli italiani e delle imprese sarebbero consistentemente di meno, mentre i prezzi non scenderebbero abbastanza rapidamente neanche nel mercato interno quindi: crisi e povertà. Senza contare la netta riduzione del potere di acquisto sui prodotti stranieri.

5) Alla crisi seguirebbero tensioni e disordini sociali, come abbiamo potuto osservare recentemente ad Atene e in Argentina circa dieci anni fa.

6) Molte aziende fallirebbero prima di poter ripartire: alcune, infatti, si avvalgono di una sussidiaria di tesoreria, che gestisce l’indebitamento in modo centralizzato e spesso la giurisdizione delle passività è quella olandese. L’Olanda finirebbe nel gruppo dell’euro-marco (gruppo forte). Ciò vorrebbe dire un enorme aumento dell’onere del debito per le imprese coinvolte, essendo la nuova moneta X svalutata rispetto all’euro (moneta in cui avverrebero i pagamenti).

Da questa disamina sembra ovvio che uscire dall’euro non sia la giusta via da percorrere per l’Italia. Io sinceramente, da profano, credo che entrambe le posizioni comportino conseguenze negative e positive.

Mi preme però sottolineare che la teoria europeista non contempla un’uscita dalla crisi nel breve o nel lungo periodo e propone come unica ricetta di salvezza l’inasprimento costante delle tasse e il pareggio di bilancio (un sogno, oggi, senza un impoverimento pesante e generalizzato), che causerà un ulteriore aumento degli squilibri nel “nido europeo”: i piccioni grassi, per così dire, (Germania, Olanda, ecc…) cresceranno a dismisura speculando sulla crisi degli uccellini più piccoli e smunti (Italia, Grecia, Portogallo, Spagna, ecc…), non in grado di reggere la competitività tedesca e procurarsi il cibo sufficiente a sopravvivere. A ciò seguirà una grecizzazione del Sud Europa.

Unica alternativa paventata: integrazione politico/economica totale a livello europeo sul modello degli Usa, che consenta alla Bce di stampare moneta e garantire direttamente per il debito dei singoli paesi, senza passare attraverso banche private che speculano sui fondi comunitari, ricevendo soldi dalla Banca Centrale Europea all’1% e comprando titoli di stato, che frutteranno interessi del 4-5%, senza peraltro rimettere in moto l’economia reale.

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Commenti

  1. bertinifilm dice:

    sono d’accordo con te, sempre da profana, uscire dall’euro non sembra la giusta via; ma bisogna trovarne una e subito

  2. bertinifilm dice:

    già ma siamo dei profani, non è così?

  3. osvi dice:

    Uscire dall’euro potrebbe essere rovinoso,ma starci dentro non nè che vada meglio.L’argentina dopo il fallimento di 10 anni fa sembra che si stia riprendendo bene.La polonia che è fuori sembra che abbia una buona crescita.Come è possibile che noi popoli europei nonostante tutto il nostro lavoro,la nostra produzione siamo sempre in debito?dove sono tutti i soldi?è una magia noi paghiamo paghiamo poi le banche che usano i nostri soldi ci dicono che siamo sempre in debito,noi paghiamo paghiamo ci alzano le tasse e lo spread è sempre piü alto.secondo me è meglio uscire dall’euro,sarà molto dura 1 o 2 anni ma per lo meno poi si potra ripartire,cosi invece come siamo adesso,stiamo a galla non ci fanno annegare solo per loro comodo,ma questo non è vivere.

    • In realtá uno dei motivi per cui non é cosí semplice uscire dall’euro é che l’Italia, a differenza di Polonia e Argentina, é saldamente interconnessa agli altri stati europei, quindi un nostro crollo, come un crollo della Spagna, manderebbe in malora tutta l’Eurozona.

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