Solo nelle ultime ore: Buffon, portiere della Nazionale Italiana, dice che è normale «fare i propri calcoli» e, se serve a tutti, mettersi d’accordo per un pareggio. Non si sa cosa voleva dire (o forse sì) ma, volendo essere buoni, si è espresso perlomeno incautamente, soprattutto in un momento delicato come questo.
La polizia perquisisce la casa di Conte, sequestra iPhone e computer. Altro blitz a Coverciano per Criscito, che lascia la nazionale e non verrà convocato per questi Europei. Tutti sono dispiaciuti, lui non centra niente, però è stato espunto dalla rosa perchè intercettato a cena con Sculli, due ultrà genoani e un pregiudicato bosniaco collegato al calcioscommesse. Era il 10 maggio 2011, proprio qualche giorno prima di Lazio-Genoa.
Signori accusato di riciclaggio di denaro. Sono state, infatti, individuate società collegate a lui su cui furono versati circa 700 mila euro. Mauri (ex azzurro), Milanetto e Bertani arrestati. In totale 19 i fermi e 150 le persone indagate, tra cui Pellissier, Corvia e Mezzaroma, presidente del Siena.
Sculli non finisce in manette non si sa per quale motivo: la motivazione addotta dal pm de Martino è che «la richiesta d’arresto è stata respinta dal gip di Cremona Guido Salvini, nonostante i molti indizi a suo carico». Centrerà qualcosa il fatto che Sculli è nipote del boss della ‘ndrangheta Giuseppe Morabito?
Ma che calcio è? Ma soprattutto quando è diventato così?
Come si fa a portare allo stadio un bambino e spiegargli che alcuni calciatori non giocano più perchè si sono venduti le partite per arrotondare, pur guadagnando milioni di euro all’anno (centinaia di migliaia nei peggiori casi)? O che quando un attaccante sbaglia un gol o un portiere fa una papera, forse si è “messo d’accordo” per un pareggio? Come si fa a pagare la tessera allo stadio, a seguire la propria squadra in trasferta, ad abbonarsi alla pay-per-view per non perdere neanche un match?
L’unica soluzione sarebbe quella di fare sciopero. Esatto: uno sciopero dei tifosi. Smettere di comprare magliette, bandiere, guardare in televisione tutto ciò che è collegato al calcio, dalle partite ai trashtalk-show. Trovarsi momentaneamente un altro sport insomma.
È fattibile? Non lo so.
Sarebbe da fare? Certamente sì.











Mi piace la tua conclusione! La stessa che adotterei io se non fosse che sono già lontana dal mondo del calcio… Buffon non è la prima volta che si esprime in modo ambiguo sull’etica del calciatore, sull’etica del tifoso medio ho ancor meno speranze: i più per veder vincere lo scudetto alla propria squadra si venderebbero anche la nonna.
Il calcio è lo specchio della società italiana e ovviamente non può che riflettere una immagine deforme.
In Italia il soccer ha la credibilità del wrestling (come dice spesso un mio amico noto giornalista sportivo) e quindi ogni altra considerazione è superflua.
Il tifo, poi, come dice la parola stessa, è una malattia e contagia le fragili menti di genti iponeuroniche.
“Fragili menti di genti iponeuroniche” è memorabile…