GAY NEL CALCIO, chi ha ragione Prandelli o Di Natale?


Breve premessa: Cesare Prandelli, commissario tecnico della nazionale italiana, ha recentemente scritto una prefazione al libro di Alessandro Cecchi Paone e Flavio Pagano, Il campione innamorato. Giochi proibiti nello sport, in cui si scaglia contro il tabù dell’omosessualità nel mondo del calcio, invitando gli stessi calciatori a fare “outing” liberamente e a rivelare quindi le loro inclinazioni sessuali, perché «l’omofobia è razzismo; è indispensabile fare un passo ulteriore per tutelare tutti gli aspetti dell’autodeterminazione degli individui, sportivi compresi».

La risposta di Di Natale: «Professionalmente stimo parecchio Cesare Prandelli e gli sono affezionato come uomo, ma non sono d’accordo con lui. Infrangere il tabù dell’omosessualità nel mondo del calcio è un’impresa difficile, direi quasi impossibile. Mi chiedo: come potrebbero reagire i tifosi? Mica possiamo prevedere le reazioni di tutti. Mi dispiace, ma non condivido la scelta di rendere pubblica, almeno nel mondo del calcio, una situazione privata così importante. Il nostro mondo, sotto certi punti di vista, è molto complesso».

Dunque, sono convinto che il discorso dell’attaccante dell’Udinese, sapientemente apparecchiato dagli intervistatori di Chi, andrebbe riveduto (è nota la “capacità” dialettica di Di Natale) e che sarebbe potuto suonare pressapoco così: «Nel mondo del calcio è meglio che i gay se ne stanno zitti». Inoltre proporrei un paio di cambiamenti tra cui, per esempio, la sostituzione del termine complesso con ignorante o retrogrado, più appropriati all’universo calcistico. Se già la società (con accezione generalista), nella sua complessa stratificazione, è conservatrice e poco preparata ai cambiamenti, il mondo del calcio è tre passi indietro rispetto ad essa. Motivo per cui non mi sento di condannare totalmente le parole di Di Natale. È un punto di vista omertoso, ma comprensibile per chi ha vissuto tra campi e spogliatoi per una ventina d’anni e probabilmente sa che tra quelle docce e appendini il machismo non è mai passato di moda e introdurre un elemento esterno come l’omosessualità dichiarata creerebbe non poco scompiglio.

Detto questo, le parole di Di Natale rappresentano la piccola voce di un calciatore, che commenta dall’interno di un piccolo universo avulso dalla realtà, che mai potrebbe augurarsi un cambiamento tanto radicale per il suo piccolo mondo e che certamente non possiede la facoltà di valutare la portata di un fenomeno del genere, astraendosi dal ristretto ghetto calcistico.
Ha ragione Prandelli: il machismo non è più di moda e l’omosessualità non dovrebbe più essere un tabù. Costringere una persona a nascondere il proprio compagno o la propria compagna, la persona che ama, a celare al mondo la propria affettività per anni, a non avere amici o confidenti all’interno del suo ambiente lavorativo è aberrante, assurdo e immotivato.

L’Italia è indietro anni luce rispetto agli altri paesi europei in materia di riconoscimento di diritti agli omosessuali e, dato il ruolo sociale, politico e semireligioso che svolge lo sport del calcio nel nostro paese, l’outing di alcuni calciatori contribuirebbe indubbiamente a sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo alla questione affettiva e alla discriminazione sessuale. Siamo nel 2012, l’omofobia è sintomo di inciviltà e ignoranza, oltre ad essere un fenomeno anacronistico, ormai superato in gran parte degli altri stati democratici. Certamente all’inizio subiranno angherie, scherzi di cattivo gusto e un’emarginazione più o meno manifesta, ma neanche la vita di Rosa Parks fu una passeggiata. A volte, per favorire grandi cambiamenti sono necessari gesti significativi e sacrifici personali.

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Commenti

  1. Yann Luvieri dice:

    Anch’io concordo con Prandelli, ma interpretare così le parole di Di Natale è malafede. Potrebbe aver voluto dire quello, oppure semplicemente che non potendo prevedere le reazioni dei tifosi (che certamente a mio parere non lesinerebbero cori razzisti anche per questo, almeno i primi tempi) sia comprensibile che un giocatore abbia timore a rivelare la propria identità sessuale, col rischio poi di sentirsi insultato costantemente per questo. Non che sia d’accordo ma io lo vedo come un invito a pensarci attentamente prima di agire, considerate le probabili pessime reazioni di molti tifosi.

    • Sicuramente i tifosi si darebbero un gran da fare (già lo fanno con alcuni giocatori di colore, pensa il livello), ma questo secondo me non è un buon motivo per dire: state tutti zitti. Perché il mondo sta andando in un’altra direzione fortunatamente. Un discorso più ragionevole sarebbe stato: è difficile perchè il mondo del calcio è retrogrado, però ciascuno deve sentirsi libero di esprimere i propri orientamenti sessuali…giustificare l’omertà con la reazione dei tifosi è ipocrisia. Di Natale sarebbe il primo a non voler stare nello stesso spogliatoio con un gay, te lo dico io.

  2. Yann Luvieri dice:

    Eh ma me lo dici tu, a me non sembra quello che ha detto lui, io Di Natale non lo conosco e non so cosa pensa davvero, per me potrebbe essere interpretato sia come “meglio che stiano zitti” che come “è giusto che in un ambiente difficile come quello del calcio se lo vogliano tenere per loro”. Io non so come la pensi davvero lui e in entrambi i casi non sono d’accordo con luio ma una interpretazione così radicale sembra fatta un po’ in malafede, insomma un criticare per il gusto di farlo ecco. Sarà che ultimamente va di moda e ci si lascia prendere la mano..

    • Non credo centri il gusto di criticare giusto per farlo. Non in questo articolo. Molti si sono schierati con Di Natale, interpretando le sue parole come ho fatto io (in senso piú o meno radicale). Io credo, come ho scritto nell’articolo, che tra le due posizioni sia piú giusta quella espressa da Prandelli. Quella che rappresenta di piú un mondo civilizzato, come io lo immagino. Di Natale é una capra indipendentemente quello che scrivo io: di per sé c’é poco gusto nel criticarlo.

  3. Yann Luvieri dice:

    Ma anch’io sono d’accordo con Prandelli ma non per questo vedo nelle parole di Di Natale un “devono stare zitti”, mi sembra più un non invitare a parlare, se poi sia una capra non lo so, ma la tua interpretazione è un po’ libera ecco, e del tutto personale…

    • E’ vero. L’interpretazione è personale. Due elementi a mia “discolpa”: moltissimi hanno interpretato le sue parole come me in rete e sui giornali, quindi in realtà non è un’interpretazione forzata da miei pregiudizi o altro, altrimenti almeno la metà dei giudizi e degli articoli a riguardo sarebbero frutto di un pregiudizio; in secondo luogo, essendo questo un blog e non una testata giornalistica con una redazione, è evidente, frequente e insito nella natura stessa del blog che negli articoli filtri quello che è il mio pensiero. Comunque menomale che non sei d’accordo con Di Natale! :D

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