Che senso ha il cinema oggi?

Mi capita spesso di parlare con amici e di rendermi conto che non tutti hanno la passione per il cinema, mentre io potrei passare giornate intere a guardare film, magari con l’aggiunta di una birra e poco più. A volte mi sento rispondere frasi del tipo «ma sì, è solo una perdita di tempo, cosa lo fai a fare?» oppure «tieni la birra e rinuncia al film», o ancora «fai qualcosa di più produttivo». Così mi sono chiesto: ma a cosa serve davvero un film o, più in generale, il cinema nella sua essenza?

Le risposte sarebbero potenzialmente tantissime: alcuni vi diranno che i film possono raccontare storie a bambini e adulti, insegnare qualcosa su un particolare momento storico, stimolare l’immaginazione, illustrare, descrivere la realtà e chi più ne ha più ne metta.
Ma quello che, secondo me, più importa è che un film è in grado di suscitare emozioni in chi lo guarda, di colpire, lenire, accarezzare fino a commuovere e stendere al tappeto il più cinico degli spettatori.

Perché le persone vanno a messa? Sinceramente non ne ho la minima idea e, per quanto possiate considerarlo irrispettoso, lo trovo alquanto stravagante al giorno d’oggi, ma posso immaginarlo: le persone vanno a messa per sentirsi migliori, per vedersi indicare una strada da seguire, per identificarsi con le parabole di Gesù e conoscere meglio se stessi. O almeno, è l’unico motivo per cui ci andrei io se fossi credente.

Beh, il cinema in un certo senso è la stessa cosa, però migliore, perché non conosce barriere, se non quelle che saremo in grado di abbattere durante la sua esperienza. Non è una religione, perché essa presupporrebbe dogmi e litanie anacrostici; non è una fede in senso stretto, perché non c’è nulla in cui credere aprioristicamente; ma è pur sì una passione, che richiede dedizione, tempo e disposizione d’animo. Non c’è nessuno a indicarci la strada, solo tanti indizi che portano tutti in un posto diverso, un posto in cui ci si può sentire vivi o perduti, annoiati o partecipi, spaventati o esaltati, ma comunque un posto in cui liberamente si è scelto di andare, per provare qualcosa di nuovo.

Guardare un film può essere sacro, tanto quanto andare a messa per un credente. Ha però il vantaggio, rispetto alla fede, di regalare libertà anziché catene, vitalità anziché stantie formule, soggettività e libera esplosività emozionale anziché castrazione chimica dei sensi. Il cinema può innalzare a un livello superiore l’essere umano, può soddisfare pulsioni, legittime e non, che altrimenti resterebbero assetate, può rendere migliori, nella misura in cui ciascuno è in grado di vivere una vita non sua, per un’ora e mezza o poco più, ma è pur sempre un miracolo, tornando al linguaggio liturgico.

Il cinema, nato come innovazione tecnologica, è stato bistrattato per anni, considerato illegittimo e culturalmente inadeguato e ha conquistato con fatica lo status di settima arte, come noi lo conosciamo oggi. Negli ultimi anni, nello stress della quotidianità e con l’avvento di internet e del multitasking frenetico, ha perso quel ruolo di primaria importanza che aveva nei decenni passati e che, a mio parere, dovrebbe avere anche nella società odierna, soprattutto per i giovani.

Guardare un film arricchisce perché, oltre a insegnarci emozioni che non sempre saremo così fortunati da provare nella nostra vita, fornisce un bacino esperienziale profondo a tutte quelle persone che non trovano un senso nella ripetitiva quotidianità. Il cinema fornisce a suo modo una risposta alla sete di conoscenza, in maniera molto più diretta e immediata di quanto non faccia, sicuramente, una preghiera e, parzialmente, un libro, che richiede più tempo. Dicendo questo, non voglio affermare la superiorità della settima arte sulla letteratura (sulla preghiera sì, ma questo l’avevate già capito!), ma ne voglio affermare quanto meno la pari dignità, a livello conoscitivo ed emozionale.

Come la scultura nell’età classica, la pittura nel Rinascimento, un film non è solo un esercizio di stile, ma una rappresentazione della realtà attraverso le lenti soggettive e deformanti di un regista-spettatore del mondo, è uno “sguardo secondo” che mette in moto il senso voyeuristico innato in ciascuno di noi e che ci mette in relazione con l’Altro.
E se, come afferma Marcel Proust, «l’unico vero viaggio, l’unico bagno di giovinezza sarebbe vedere l’universo con gli occhi di un altro», direi che il cinema ha tutte le carte in regola per farci emozionare, sognare, viaggiare nel tempo e nello spazio come poche altre forme d’arte hanno il potere di fare.

7 risposte a Che senso ha il cinema oggi?

  1. Splendido articolo..mi identifico pienamente in tutto ciò che hai detto!Il cinema è un’arte a tutto tondo, la più straordinaria e sorprendente che potessimo sperare.
    Da cinefila devota che potrebbe passare ore e ore a guardare film senza mai stancarsi, devo dire che a volte è davvero dura guardarmi intorno e non trovare quasi nessuno, neanche fra i miei legami più stretti, che comprenda e capisca davvero questa mia passione(spesso per avere compagnia in sala mi trovo a combattere battaglie sovrumane che spesso finiscono con “vabbè dai è solo un film! poi te lo recuperi a casa no?”…un peccato che gli altri non vedano le cose come le vedo io.

    • Grazie del commento Alessia. E’ tremendamente vero: ci sono sempre meno persone che “perdono” tempo come noi. Non è tanto il mondo che corre troppo veloce, quanto la gente che ha smesso di fermarsi a guardare. Non ci resta che consolarci, sapendo che almeno non siamo i soli a voler fare pausa ogni tanto, anche solo per un paio d’ore.

  2. Come sai bene Igor condivido pienamente la cinefagia ossessiva e lo stupore per la sottovalutazione di un’arte così importante,così come é stato per la musica.
    Noi viviamo un’epoca successiva, tutto é diventato commercio ed entertainment e la gente fatalmente si é adeguata.
    L’argomento é troppo importante per un commento, quindi domani post !

    Ps- Moretti direbbe “il dibattito no”…

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